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Elezioni 2013….poco Social?

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Quest’anno come non mai poteva essere l’anno della consacrazione della politica 2.0 attraverso l’utilizzo dei social network, come era già successo con Obama negli Usa nel 2008, permettendo di  ridurre le distanze tra i politici ed il cittadino, aumentando al contempo l’interazione tra il candidato ed il popolo.

Ho scritto “poteva”, perchè la classe politica italiana ha fatto utilizzo di queste piattaforme digitali, ma non in modo ottimale, come vedremo.

Venendo ai fatti, sicuramente il primo a farne utilizzo è stato il Movimento 5 stelle di Grillo attraverso il suo blog e poi a seguire tutti gli altri.

A darsi da fare sono state anche le emittenti televisive e il più importante motore di ricerca al mondo ovvero La7 e Google che permetteva di seguire gli hangout, rubriche esclusive ed i post pubblicati dai politici su Google+.

Alcune importanti novità sono arrivate anche da aziende private che operano nel settore della comunicazione. Tiscali, ad esempio, ha messo a disposizione un software che permette di analizzare il sentiment dei post ovvero quali politici vengono menzionati nei post e le interazioni che hanno generato essi stessi. Blogmeter, invece, ha coniato un “politometro” dal nome Polismeter che rileva le menzioni ed i follower dei candidati politici.

In tutto questo, però, – come anticipato – non sono mancate le critiche da parte degli esperti della comunicazione politica e dai più grandi influencer dei social network sul reale utilizzo di questi strumenti da parte dei “concorrenti” alle elezioni 2013 .

Uno dei primi a contestare la strategia social dei politici italiani è stato Ryan Davis, uno dei consulenti elettorali di Obama, che boccia la strategia social attuata dai politici italiani.

Secondo l’esperto americano mancherebbero, infatti, alcuni ingredienti fondamentali del social media marketing, a partire da un utilizzo quotidiano dei grafici per generare attesa e fiducia per il futuro, oltre ad un atteggiamento totalizzante, che coinvolga tutti i new media a disposizione, non solo Facebook e Twitter, ma anche Tumblr. Infine, un no secco al mail bombing, lo spam via mail, in Italia  davvero abusato(purtroppo!).

Per quanto riguarda l’opinione degli esperti di casa nostra, le critiche riguardano sopratutto la qualità dei contenuti postati nei social, ritenuta pessima. Inoltre, sembrano puntare sulla presenza che sul coinvolgimento (engagement) degli utenti. La pecca più grande? Una comunicazione unidirezionale dei partiti a svantaggio di una comunicazione che dovrebbe essere bi-direzionale (altrimenti che 2.0 sarebbe!).

Si ha, quindi, l’impressione che ancora oggi i politici vedano i social solo come una coda della “propaganda/comunicazione tradizionale”.

Da “new socialist” non posso esimermi da una personale considerazione in merito. Se l’intenzione era riavvicinare il popolo alla politica, sono convinto che, innanzitutto, candidati e partiti avrebbero dovuto utilizzare questi mezzi per discutere dei problemi reali del paese. In particolare, avrebbero dovuto ricorrere, in modo non sporadico ma quotidiano, alle video chat, per uno scambio di opinioni ed idee costruttive con i cittadini. Inoltre, credo sarebbe stato utile ricorrere più ampiamente a delle infografiche per mostrare con numeri alla mano la situazione del nostro paese ad oggi ed allo stesso tempo quanto si vuole investire e dove risparmiare per il futuro del nostro paese. Infine, largamente sottovalutato, secondo me, l’uso dei sondaggi nelle pagine social dei partiti per costruire un agenda giornaliera di temi da discutere.

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