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Barilla Epic Fail

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Dove c’è Barilla c’è casa. Ma non una casa gay.

 Guido Barilla: “Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri”.

Il contesto: un’intervista radiofonica negli studi del programma La Zanzara, condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo su Radio 24.

Il momento storico: 2013, pax, unioni di fatto, via libera al matrimonio gay nella vicina Francia.

Il risultato: un epic fail di proporzioni bibliche.

Nell’era della rete globale, l’intervento del Presidente dell’azienda italiana doc non poteva non suscitare una reazione a cascata che si è velocemente diffusa in tutto il web e sui principali social network. Sono proliferati così gruppi e pagine contro Barilla e, su Facebook e Twitter, è stato creato l’hashtag #boicottabarilla che conta interventi non solo italiani ma anche internazionali.

La domanda mi sorge dunque spontanea: può un uomo di successo come Guido Barilla, leader di un’azienda di proporzioni e storia epiche, commettere un errore del genere? Le opinioni personali dell’uomo in questo caso sarebbero dovute rimanere sepolte nel suo animo, perchè il bene dell’azienda viene prima di tutto.

Con la sua affermazione e i suoi maldestri tentativi di camuffarla o rigirarla, purtroppo, Guido Barilla ha fatto una scelta di marketing ben precisa, manifestando apertamente l’esclusione di un target come quello delle coppie omosessuali dalla comunicazione aziendale e, conseguentemente, dall’acquisto.

Quel che è certo, in aggiunta, è che dalla situazione in atto ne sia derivato un vantaggio competitivo per chi ha giocato bene le sue carte, come Buitoni o Garofalo che hanno creato immediatamente reagito. Il pastificio Garofalo (di cui si vede a fianco un esempio di campagna di comunicazione) ha preso una posizione forte, pubblicando su Facebook questo post: «Le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta».

Opportunisti? Forse. Ma questa è la dura legge del mercato, produttivo e della comunicazione. E Guido Barilla dovrebbe conoscerla bene.

Sorrido, infine, di fronte a chi, appellandosi al vecchio detto “Bene o male. L’importante è che se ne parli”, ha sostenuto l’ipotesi che l’intervento di Barilla sia stato strategicamente pilotato per ottenere in poco meno di qualche migliaio di clic una campagna pubblicitaria gratuita di respiro internazionale. Questo, ovviamente, facendo valere anche un altro storico proverbio: “Parigi val bene una Messa”, in base al quale il Presidente avrebbe sacrificato sull’altare di questa messa in scena mediatica il target degli omosessuali, già considerato di poco conto per la nota marca di pasta. Questa ipotesi non mi trova assolutamente d’accordo.  O meglio, sinceramente stento a credere a certe considerazioni sterili, per le quali mi piacerebbe conoscere le fonti e i dati a supporto, che vedono i gay schierati a priori contro Barilla perchè “il prodotto non gli piace”.

Risulta evidente, in chiusura, da che parte io sia schierato. O così potrebbe sembrare. In realtà non è mia intenzione accusare Guido Barilla di “sessismo” o discriminazione, nè difendere i diritti degli omosessuali. O almeno non intendo farlo in questa agorà. Qui parlo da comunicatore. E per questo parlo di Epic Fail.

Perchè scegliere una mission e una vision, crederci e dargli valore ogni giorno con le proprie scelte imprenditoriali e pubblicitarie è un conto. Commettere un errore (grossolano) è un altro!

 

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Author: Marco Baruffato

Content & Editor Manager

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