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Che pasta preferisci?

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Ci sono le pennette, i torciglioni, gli spaghetti, i rigatoni e poi… poi c’è Barilla.

Già perché adesso non sono più i consumatori a decidere liberamente cosa mangiare, ma pare piuttosto che siano gli imprenditori a scegliere la clientela a cui è destinato il proprio prodotto; e in parte questo sarebbe anche ammissibile se solo non si trattasse di beni alimentari e nello specifico di un grande pastificio conosciuto a livello internazionale.

Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri”.

Sono state queste le parole di Guido Barilla – intervistato durante la trasmissione radiofonica La Zanzare – che hanno scatenato un boicottaggio di massa arrivato persino su tutte le piattaforme social. Parole forti e decisamente discriminanti che hanno dato modo alla concorrenza di cavalcare l’onda della polemica per sovrastare la marca più temuta da sempre. Questi alcuni degli slogan che girano in rete:

“A casa Buitoni c’è posto per tutti”.
“Le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta”

Insomma non si può certo dire che l’imprenditore abbia fatto un gran mossa di mercato, in un colpo solo ha eliminato una gran fetta di consumatori e ha dato il via ad una scalata al successo per le altre marche.

Il mio non vuole essere un post che dica ciò che è giusto o sbagliato ma piuttosto un modo per riflettere sull’accaduto. La famiglia è qualcosa di assolutamente soggettivo al giorno d’oggi. Trovarne una “composizione standard”, per così dire, è assai difficile, se pensiamo ai divorzi, alle famiglie allargate, alle convivenze e chi più ne ha più ne metta. Sono semplicemente gli elementi che ne fanno parte e il valore che hanno per noi che rendono una famiglia tale.

Detto ciò non voglio “svalorizzare” assolutamente i modelli con i quali siamo cresciuti ma non posso non farmi e farvi una domanda: quanto ci possiamo identificare negli spot a carattere tradizionale a cui ci hanno abituato in questi decenni come quelli della “Mulino Bianco”? (che ora per giunta si sono radicalmente trasformati, con un Antonio Banderas che parla con le galline). Vogliamo credere che le famiglie tradizionali sempre proposte siano più credibili rispetto a quelle composte da omosessuali?

Anche se lascio le considerazioni analitiche al nostro Editor Manager, Marco Baruffato, dal canto mio sono convinta che, comunque la si pensi, anche solo per “furbizia” e per un’adeguata attività di marketing certe dichiarazioni sarebbe stato meglio evitarle. D’altronde Barilla non aveva mai proposto modelli differenti, non si era mai immaginata di studiare uno spot con gli omosessuali. E nessuno si era mai lamentato finora. Ma io credo che se un leader non abbia la capacità di essere diplomatico non ci si possa di certo aspettare che la “rivolta” non si nasconda dietro l’angolo.

Una volta si diceva “Dove c’è Barilla c’è casa”. Sarà per questo che ora si vive in affitto?!

Leggi anche l’articolo Barilla Epic Fail“.

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