Blog sponsorizzato da Centrogrossisti.it

vai al sito di Centro Grossisti

Quanto è Grande la Nostra “Bellezza”?

| 0 comments

La Grande Bellezza… Tanto “bella” da vincere un Golden Globe ed essere nella lista dei film candidati agli Oscar. Paolo Sorrentino ha fatto il miracolo riportando, dopo lo straordinario capolavoro di Roberto Benigni, il cinema italiano oltre oceano.
Dopo aver ritirato il premio, il regista ha fatto i ringraziamenti di rito ai familiari e ai collaboratori di produzione dedicando un appunto speciale all’Italia definendolo un paese strano ma bellissimo.
Togliendo l’immenso piacere patriottista che si può avere nell’essere riconosciuti all’estero, passo a dare la mia impressione sincera sulla visione del film.

Chi credeva d’immergersi in una storia con un inizio, un’evoluzione e un epilogo sarà rimasto deluso da La Grande Bellezza. Gli intrecci narrativi infatti sono molti, nessuno dei quali viene approfondito adeguatamente. Lo stesso protagonista Tony Servillo, in una magistrale interpretazione del re della mondanità “Jep Gambardella”, viene offerto per tutto il tempo come filo conduttore a tutto ciò che gli accade intorno, lasciando scenari aperti e punti interrogativi su quella che è stata e che si potrebbe rivelare la sua vita.  Fin dalle prime scene si denota come lo scopo del regista, infatti, non sia stato narrativo quanto più descrittivo, contrapponendo ciò che era a quello che non è più.

La Grande Bellezza è ambientata in una Roma in disfacimento, che non ha più niente a che vedere con i grandi che hanno fatto la storia del cinema e dello spettacolo; si susseguono immagini e flash back di una dolce vita diventata più che amara inconsistente. Frase emblematica che racchiude questo aspetto è stata quella del protagonista che parlando con un amico afferma: “A 65 anni non posso più perdere tempo nel fare cose che non ho più voglia di fare”.
Molte sono le pause volute, probabilmente per dare spunti di riflessione allo spettatore ma che, nel contempo, rendono il film lento e difficile da seguire.

Inutile dire che la tristezza dello show business italiano, privo di meritocrazia ed eccellente nella mediocrità, è frutto di un’educazione sociale a cui siamo stati sottoposti per anni. In questo si può dire che Sorrentino abbia colto nel segno e sia stato in grado di rappresentare esattamente l’inutilità di una certa dimensione “artistica”. Dico certa perché per fortuna non esiste solo quella e leggendo il Times che definisce La Grande Bellezza come l’immagine del degrado italiano, un po’ di amarezza viene. Vincere in tutto il mondo perché si è capaci di mettere a nudo un’italietta persa e allo sbando non è di certo confortante, dal momento che lo stesso star system americano è pieno di cattivi esempi, sicuramente peggiori dei nostri, che quasi mai vengono etichettati. E questo fa sorgere in me una domanda: si saranno forse riconosciuti anche loro in un certo tipo di vita e di degrado?

Sperando di poter essere premiati per i concetti generali espressi da Sorrentino e non per l’esaltazione della nostra Fittizia Bellezza, facciamo comunque i nostri migliori auguri affinché si possa portare a casa la tanto sospirata statuetta hollywoodiana. Nonostante tutto l’Italia ha dato una grande prova di autoanalisi, mettendo in luce le debolezze del nostro periodo storico, cosa che non tutti negli anni hanno avuto il coraggio di fare. E questo va sicuramente riconosciuto, anche se l’eventuale vittoria avrà un sapore diverso rispetto a 17 anni fa.

Comments

comments

Condividi!
Facebook Twitter Pinterest Linkedin Email

Lascia un Commento

Required fields are marked *.

*


Social links powered by Ecreative Internet Marketing