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Facebook una Malattia? Non Credo!

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Facebook è una malattia e nel 2017 saremo tutti immuni. Di qualche tempo fa, infatti, è la notizia di una ricerca dell’Università di Princeton che descrive il noto social network di Menlo Park come un’infezione virale da cui presto ci libereremo grazie a una strana forma di contagio al contrario, per così dire.

“La condizione necessaria perché ciò avvenga, infatti – sostengono i ricercatori –  è il contatto tra un “malato” (cioè un iscritto a Facebook) con un non malato, il quale distoglierà il contagiato dall’utilizzo.” – sono le parole che si leggono su un articolo del Corriere della Sera del 22 gennaio, firmato Antonella De Gregorio. Per completezza, vi invito alla lettura integrale dell’articolo, se non avete appreso diversamente la notizia, poichè in questo post non ho intenzione di dare una “notizia vecchia”, ma di esprimere tutto il mio dissenso in proposito.

Ecco l’elenco di motivazioni che mi spingono ad essere contrario a questa “strampalata” ipotesi; mi piacerebbe intitolarlo “Facebook una malattia? Non credo proprio e vi dico perchè!”

  1. La ricerca è stata condotta dagli studiosi John Cannarella e Joshua Spechler del dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale dell’Università di Princeton (Usa). Non posso fare a meno di domandarmi dunque a che titolo questi due ricercatori formulino ipotesi e teorie scientifiche sull’evoluzione di un fenomeno mediatico e sociale, sulla base di un modello come quello della diffusione delle malattie? Sono forse epidemiologi? Forse sociologi? Non capisco.
  2. Secondo il modello applicato la guarigione comporterà un progressivo e radicale calo del numero di iscritti, causato da un abbandono fino all’80% degli utenti nel 2017, a partire già da quest’anno. Ma la domanda che mi sorge spontanea a questo punto è: nessuna considerazione per coloro che a Facebook si devono ancora iscrivere? Se la malattia e la guarigione si basano sull’annoiarsi e prendere coscienza di sè, cosa si può fare contro coloro che ancora non hanno avuto modo di annoiarsi? Semplice! Non li calcoliamo. Così il modello funziona!
  3. La case history utilizzata come confronto è stata quella di MySpace, social network già scomparso nel 2011, dopo un declino graudale cominciato nel 2009, a seguito di oltre un quinquennio di successo con il suo picco nel 2008, con 75,9 milioni di utenti unici al mese. Peccato che, almeno a mio avviso, il paragone non abbia alcun senso di esistere. I due social network sono nati e si sono evoluti (o meglio My Space non si evoluto affatto, ecco forse perchè è scomparso in silenzio!) in modo completamente diverso, con scopi distinti. Tanto è vero che My Space era utilizzato in particolare nel mondo musicale per la promozione di artisti emergenti o aspiranti tali. Infine, ma forse è questa la cosa più importante, il declino di My Space non rispecchia il modello della diffusione della malattia e della guarigione proposto dagli studiosi di Princeton, poichè infatti la sua estinzione è dovuta alla concorrenza di Facebook e degli altri social network.
  4. Lo studio sembra non tenere conto dei dati diffusi dal Global Web Index che dimostra come, nella sua nuova edizione, Facebook, nonostante un lieve calo dei suoi iscritti (-3%) nel 2013, abbia mantenuto il primato nel mondo, davanti a Youtube, Google Plus, Twitter e LinkedIn.
  5. Infine, sembra trascurare la legge dell’adattabilità di cui si accennava sopra. Il social in blu, infatti, con alle spalle un team di “cervelloni” guidati da Mark Zuckerberg, si direbbe più predisposto all’evoluzione e al cambiamento di quanto non lo siano gli stessi utenti. Nuove applicazioni, continue revisioni dell’algoritmo, modifiche alla privacy e molto altro ancora, consentono alla grande F di restare al passo con le richieste della rete e degli utenti, che forse ci metteranno un po’ più del previsto a stancarsi di “lui”.

Per quanto mi riguarda mi sembrano ragioni sufficienti per non credere alla “favoletta” del virus e della guarigione sotto forma di contagio al contrario. E voi? Cosa ne pensate?

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Author: Marco Baruffato

Content & Editor Manager

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