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Istruzione e Cultura in Italia. Meglio Ingegneri o Creativi?

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Dopo l’Ungheria, siamo il paese che più taglia in Istruzione e Ricerca, e come se non bastasse ci troviamo all’ultimo posto anche per la percentuale di spesa pubblica destinata all’istruzione. L’immagine offerta dall’Ocse nel Rapporto Education at a glance 2013 non è per nulla incoraggiante ed è quella di uno stato che ha completamente smesso di credere nell’istruzione e nella cultura.

L’Italia, da sempre sinonimo di eccellenze, Made in Italy e sviluppo tecnologico, dovrebbe puntare allo sviluppo della competitività in ambito internazionale formando persone qualificate in grado di rispondere alla richiesta delle nostre aziende. Invece sempre più spesso ci troviamo di fronta ad un paradosso: i nostri laureati sono costretti a fare le valigie in cerca di opportunità o peggio, ripiegare su un lavoro lontano dalle proprie aspirazioni e dalle competenze acquisite.

 

Quanto detto è valido per coloro che riescono a raggiungere il titolo: una ricerca evidenzia come negli Stati Uniti oltre il 40% degli studenti che intraprendono questo percorso cambia indirizzo durante il college, a fronte di un 30% di coloro che si dedicano a materie umanistiche. Si consideri, tra l’altro, che gli Stati Uniti destinano ingenti somme al sostegno dei corsi di laurea scientifici, fatto comprensibile se si pensa che ospitano la Silicon Valley, il cuore pulsante della ricerca tecnologica mondiale. La chiave di lettura che alcuni studiosi danno a tale supporto getta però ombre sulle politiche internazionali a supporto dell’istruzione a indirizzo scientifico: un maggior numero di laureati in tale ambito garantisce maggiore concorrenza in termini di personale specializzato e, di conseguenza, un abbassamento del costo del lavoro, a mero vantaggio di chi assume.

Istruzione e Cultura in Italia. Meglio Ingegneri o Creativi?

Nel nostro paese la situazione è molto simile… alta concorrenza e un mercato del lavoro in fase stagnante con un tasso di disoccupazione per quest’anno, stimato al 12,8%. Spesso ci nascondiamo dietro lo spettro della crisi, ma tale visione non offre la soluzione al problema. 

Se l’Italia non avesse bisogno solo di chimici, ingegneri e fisici? Se il futuro risiedesse in qualcos’altro? Se la nostra naturale attitudine di artisti e creativi fosse la risposta a chi ci critica di essere dei followers in campo tecnologico? Non dimentichiamo che l’Italia è il paese con la più alta concentrazione di opere d’arte al mondo! Perché non ripartiamo da questo dato oggettivo? Perché non formiamo giovani in grado di analizzare, curare e reinterpretare il nostro bagaglio culturale, artistico e sociale?

Figure professionali che siano prima di tutto interpreti della realtà e abbiano una visione del futuro legata al miglioramento, alla cultura e allo sviluppo della società… giovani capaci di guardare con occhi diversi ma fiduciosi al futuro dell’Italia.

Di certo chi governa questo paese non sta facendo nulla per favorire tutto questo e non da ultimo la notizia che il decreto Gelmini ha praticamente “sminuito” l’importanza di Storia dell’arte, definendola: “vecchia, inutile, barbosa, inattuale, troppo settoriale“.

Alla domanda: Istruzione e Cultura in Italia. Meglio Ingegneri o Creativi? Diventa abbastanza ovvio che se questi sono i presupposti di chi ha facoltà di decidere, diventa molto complicato far funzionare qualcosa in un’Italia sempre più in balia di sè stessa.

 

[Fonte: ninjamarketing.it]

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Author: Francesco Fascinato

Project Manager

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