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Turchia. No Cinguettii, No Democrazia!

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Foto: Okaz Kose AFP

Caso Twitter Turchia: sconfitta la democrazia.

Twitter-Turchia: una piattaforma scomoda? Allora oscuriamolo!

All’indomani delle elezioni amministrative nel paese, oggi mi sento libero di fare una piccola analisi del “misfatto turco”.

Con chiare derive estremiste di censura, non si è fatta attendere la reazione del primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan agli attachi politici subiti sul social network dei 140 caratteri.

Nonostante un forte attivismo di tutti gli schieramenti impegnati nell’agorà politica turca, nonchè un altissimo coinvolgimento dei più giovani e uno spiccato interesse per la digitalizzazione e il futuro tecnologico del Paese, l’esecutivo conservatore, a pochissimi giorni dalle nuove elezioni ammistrative del 30 marzo (oggi, ndr.), ha messo il bavaglio a tutti i twitteri, impedendo l’accesso alla piattaforma di microblogging in gran parte del Paese.

Erdoğan ha sostenuto si tratti di una forma di prevenzione, una misura a tutela della sicurezza nazionale, che non tiene però in alcun modo conto del parere della comunità internazionale. In realtà i fatti sembrano suggerire che il premier turco abbia sfruttato la nuova legge in materia di Internet, assai restrittiva con ampi poteri di censura e oscuramento, per porre fine alle “voci della rete” che lo accuserebbero di essere implicato nell’ennesimo scandalo di corruzione emerso da quando è scoppiata a dicembre la Tangentopoli turca.

Si può parlare di democrazia e tutela della sicurezza di una nazione quando nel 2014 si imbavaglia l’opinione pubblica censurando un mezzo come Twitter, che in Turchia è utilizzati da circa 10 milioni di persone? La domanda, ovviamente, è retorica a mio avviso. La democrazia è libertà di parola ed espressione, in primis. Nemmeno in Italia siamo ridotti così male. Mi domando quale sorte possa spettare a Facebook e Youtube, se per una piattaforma che mette a disposizione solo 140 caratteri per ogni tweet è stata decretata la “condanna a morte”.

Per il momento i giovani conservatori sostenitori di Erdoğan si stanno concentrando su Facebook proprio in sua difesa, ma non mi sorpenderei se presto un’ulteriore deriva censoria prendesse di mira il social blu e la piattaforma video, già a più riprese minacciate dal premier turco.

Una megalomane lotta contro i social addicted dunque, in netta contrapposizione con i numerosi interventi dell’ultimo decennio a favore della digitalizzazione della Turchia: connessione a banda larga in oltre diecimila scuole in aree rurali, la creazione di classi di “tecnologia e conoscenza” in oltre ventimila scuole, strumentazione elettronica sperimentale in più di mille licei, centri di accesso a Internet in oltre mille quartieri, il progetto Fatih per fornire a tutti gli studenti turchi un tablet.

D’altra parte a noi e a coloro che sono più illuminati e vivono sulla propria pelle, in Turchia, questa situazione non resta che combattere la nostra guerra con la clava, sembra. Infatti, fin quando la risposta pressochè unanime di coloro che sono più attivi politicamente e dal punto di vista comunicativo sarà “siamo alla vigilia di elezioni delicatissime, la disciplina di partito non si discute”, non ci sarà molto da appellarsi a principi come la democrazia, la libertà di espressione e quella di parola.

Tuttavia io non smetto di far sentire la mia voce, anzi… il mio cinguettio.

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Author: Marco Baruffato

Content & Editor Manager

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