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Churchbook: la Religione è Social!

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Churchbook parla chiaro: chi lo ha detto che i Social Network, soprattutto Facebook, servano solo per conversazioni che finiscono a tarallucci e vino?

Secondo la ricerca Churchbook, eseguita dal Cremit dell’Università Cattolica di Milano e dal dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia per conto della Cei e da WeCa (associazione di Webmaster Cattolici), migliaia di religosi italiani, siano essi sacerdoti, seminaristi, parroci, semplici credenti o, in misura inferiore, suore popolano Facebook come Chiesa Virtuale.

Un pulpito, un modo per condividere la propria quotidiana vita di devozione a Cristo e alla Chiesa, un mezzo per stare in contatto con i fedeli, ma anche e soprattutto – in particolare nel caso delle suore – con i non parocchiani, con i “semplici internauti”. Secondo la ricerca, infatti, le suore, sebbene siano meno presenti, sono capaci di utilizzare i social network in maniera più efficace, arrivando a comunicare addirittura peer to peer.

Churchbook è un’operazione di ricerca e studio durato ben tre anni, durante i quali sono stati esaminati 2 mila 385 profili di preti e suore italiane, appartenenti a nove diocesi (tra cui Milano e Roma) e nove seminari in tutta Italia.

Alcuni dati emersi dallo studio sono particolarmente interessanti:

  • Con il 59,7 per cento al primo posto per la presenza su Facebook si collocano i seminaristi. La percentuale scende al 20 per cento per i parroci e al 9 per cento nel caso delle suore.
  • La frequenza dei post e il numero delle amicizie sono più alte tra i più giovani (da 18 a 40 anni).
  • Come foto profilo vengono usate soprattutto fotografie realistiche o poetiche, tratte da un momento della loro vita o del loro lavoro. Ma c’è anche un 25 per cento che sceglie di usare una foto tessera.
  • Nel 70% dei casi, gli amici dei parroci sono i loro parrocchiani, attuali o precedenti. I religiosi invece sono amici soprattutto di altri religiosi.

All presentazione delle ricerca il 29 maggio scorso a Milano, Don Jonah Linch, rettore del seminario della Fraternita San Carlo e autore del libro “Il profumo dei limoni” sulla tecnologia e i rapporti umani ai tempi di Facebook, è intervenuto sottolineando poi un aspetto particolare che riguarda il campione di socialist – come li chiamerebbe il nostro Otino: un terzo del campione esaminato nella ricerca è rimasto inattivo per almeno tre mesi, quindi non è stato considerato ai fini della ricerca. Ma il dato è significativo. “Si parla di un declino di Facebook e lo studio – ha precisato Don Jonah Linch – è un punto di partenza per esaminare in futuro nuovi social”.

Ma Facebook, o i Social Network in generale, sono il posto giusto per per socializzare fra cattolici? A dirla tutta, non sono io la persona adatta a rispondere a questa domanda, anzi credo che nessuno possa farlo. Semplicemente perchè si arrogherebbe il diritto di vietare la libertà di espressione e di associazione che la nostra stessa Costituzione garantisce. Non ci trovo nulla di male, personalmente, in questa socialità blu dei cattolici e degli uomini di Chiesa. Anche se allo stesso tempo devo ammettere che, prima d’ora, non avevo mai incontrato profili che corrispondano a quelli delinati dalla ricerca.

Una cosa è certa, a mio parere, è piacevole vedere come anche la Chiesa e chi con essa si identifica si stia rendendo conto che i Social Network non sono solo una moda, non sono un messaggio, ma sono uno strumento!

 

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Author: Marco Baruffato

Content & Editor Manager

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