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Ello all’arrembaggio di Facebook. Ma anche no.

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Ello anti Cristo dei social network, specie del capitalista Facebook

Arriva Ello. A no, scusate. Era già arrivato, a luglio. E nessuno se lo filava!

Ancora gente che cerca l’anti Cristo dei social, e questa volta per giunta lo fa andando a pescare nella rete un social network che è – e credo siceramente resterà – appannaggio di pochi.

Ello è nato lo scorso luglio per mano di una nicchia di alternativi artisti e designer che “volevano cambiare il mondo”, almeno quello social.

L’intento presunto è un social network etico che combatta il potere devastante di Facebook, quello nelle mani di Zuckerberg e della cricca di aziende che stanno rendendo la piattaforma blu decisamente sempre meno “friendly” e sempre più business oriented.

Il risultato – a mio avviso: un social network per “fighetti”, accessibile solo su invito, quindi per pochi eletti, con grafica minimal ed elegante, zero pubblicità e un’attenzione profonda per la privacy dei propri utenti. Talmente da fighetti che c’è persino chi su eBay ha messo in vendita, per pochi spiccioli, i 5 accessi di cui ognuno è in possesso. Si, perchè ogni nuovo iscritto ha cinque inviti a disposizione da distribuire agli amici. Badate bene, solo cinque preziosi inviti! E poi però si può anche inoltrare una richiesta – che senso ha? – mi domando. Finora comunque è 40milla il tetto toccato negli ultimi giorni dalle richieste di iscrizioni.

Una vera alternativa a Facebook? Assolutamente no! Dal momento che i numeri sono davvero scarsi e che la filosofia appare già essere troppo di nicchia.

Non solo. Pare siano già sorti i primi dubbi sull’effettiva spinta etica che ha mosso e muove i fondatori di Ello: come si legge su Wired “la prima polemica è stata sul capitale di ventura. Il blogger tech Andy Baio ha notato - e verificato i dati con la SEC (la Consob americana) – che Ello ha raccolto 435mila dollari dalla società di venture capital FreshTracks Capital. Il che ha sollevato due problemi: primo, perché questo finanziamento non era menzionato nelle FAQ di Ello, visto che uno dei valori sbandierati è la trasparenza? Secondo, la presenza di un simile investimento non getta forse delle ombre sui propositi “alternativi” della piattaforma?”.

Nonostante la rassicurante replica, venuta proprio dalla FreshTracks Capital che precisa come i fondatori siano ancora possessori dell’80 % delle quote dell’azienda e offre delucidazioni circa la comunicazione dell’operazione di finanziamento accuratamente dichiarata sul loro sito, il modello etico proposto sembra non convincere. Ello promette, nella sua privacy policyNon vendiamo informazioni dei nostri utenti a terze parti, inclusi inserzionisti, data broker, motori di ricerca o chiunque altro”, ma come fa notare il WashPost si riserva il diritto di condividere informazioni con terze parti, nel caso in cui ad esempio un utente compri qualcosa attraverso la piattaforma. Allo stesso modo, inoltre, le informazioni sugli utenti saranno condivise con le agenzie governative, dietro specifiche richieste.

Alla faccia della privacy e del modello etico di business!

Ma la cosa che mi convince meno di tutte è l’idea di poter applicare una logica freemium a una piattaforma social. “I servizi di base sono gratis, paghi solo per i servizi aggiuntivi” – questo il concetto, in parole povere. Una domanda mi sorge spontanea: come possono pensare di convicere la gente a pagare qualcosa per cui il web ci ha abituato a non pagare nulla? Come possono pensare così di scontrarsi – e vincere – con Facebook e gli altri social?

Senza contare, infine, che questo social network soffre della più grande delle malattie che da sempre affligge i più grandi e i più storici sistemi totalitari “socialisti e comunisti”: è usato da tutti, ma è in mano a pochi. Altro che rivoluzione rispetto a Facebook e Zuckerberg!

A mio avviso avrà vita breve. Presto si scriverà Ello, ma si leggerà… Hallo.

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Author: Marco Baruffato

Content & Editor Manager

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